il babà: la leggenda di un dolce Kugelhupf, o alla francese kouglof, e babà, cosa hanno in comune un dolce tipico del Centro Europa e l’emblema della pasticceria napoletana?
Dovete sapere che agli inizi del Settecento c’era un nobile polacco che si chiamava Stanislao Leszczyński che ad un certo punto della sua carriera riuscì nientepopodimenochè a farsi proclamare re di Polonia.

Si vede che Stanislao non era destinato a passare alla storia come re, tanto è vero che dopo alterne vicende e qualche esilio, fu mandato a regnare sul piccolo ducato di Lorena, forse grazie anche alla sua parentela con Luigi XV di Francia che era il marito della figlia Maria.
Per carità, nel piccolo Ducato di Lorena Stanislao fu molto apprezzato e fece anche grandi opere, ma ciò per cui verrà ricordato in eterno è l’invenzione del Babà.
In Lorena Stanislao mangiava spesso il dolce tipico della zona che era per l’appunto il kugelhupf (una sorta di brioche all’uvetta con il buco nel mezzo diffusa in tutta l’Europa Centrale) e beveva anche molto rum che in quel periodo arrivava dalle Antille, perché quindi non unirli e non dargli il nome di Ali Babà, essendo Stanislao un grande lettore delle mille e una notte? *
Il dolce arrivò velocemente in Francia e fu perfezionato da Stohrer nella sua pasticceria di rue Montorgueil, poi da Savarin a cui verrà l’idea di racchiudere la macedonia nel babà.
I primi monzù, i cuochi francesi chiamati a cucinare alla corte e nelle famiglie patrizie del Regno di Napoli, lo portarono a Napoli dove si diffuse velocemente e dove è diventato il re dei dolci inventato da un re.

* Per dovere di cronaca c’è chi sostiene che il nome derivi dal termine baba che in polacco significa buona donna e che in origine il dolce era inzuppato di madeira e non di rum

KOUGLOF SUCRE' AUX RAISINS
(ricetta di Christophe Felder con modifiche di Virginia Portioli)

per uno stampo da 12-14cm di diametro:
Lievitino:
5g lievito fresco o 1,5 di lievito secco (io ho usato 1 dose e mezzo di lievito secco del misurino inglese più piccolo da tsp=1 ml)
25g manitoba
17g acqua a temperatura ambiente
(5g zucchero)

115g farina forte (Rieper gialla)
1 tuorlo+ un cucchiaio di albume
25g zucchero
35g burro
mezzo cucchiaino di sale alla vaniglia
65g latte (fatto precedentemente sobbollire e raffreddare con 1/3 di stecca di vaniglia)

50g uvetta ammollata nel rum (per me, marsala)

12g burro fuso e 25g mandorle a lamelle per la rifinitura
zucchero a velo

Per prima cosa, mettere in ammollo l’uvetta.
Preparare poi il lievitino, ricoprirlo con i 115g di farina e lasciarlo riposare in un posto riparato per 30-40 minuti.
Trascorso questo tempo, impastare il lievitino con la farina che lo sormontava, il tuorlo + il cucchiaio di albume, il latte vanigliato, lo zucchero, il burro, il sale. Lavorare a lungo fino ad ottenere un impasto non più appiccicoso ma più liscio ed elastico.
Aggiungere ora l’uvetta strizzata.
Fare lievitare al caldino per 1 ora e mezza o fino a quando non avrà raddoppiato il volume (a me sono servite 2 ore e mezza).
Ungere lo stampo con il burro fuso e versarvi sopra le lamelle di mandorla.
Riprendere l’impasto e, maneggiandolo il meno possibile, cercare di dargli una forma tonda. Adagiare l’impasto nello stampo e mettere a lievitare altre 2 ore (per me 3).
Cuocere a 175 gradi in forno ventilato per 10-12 minuti.
Far raffreddare e spolverare di zucchero a velo.

BABA’ DI ADRIANO CONTINISIO

Ingredienti :
350gr farina forte (occorre una W 350)
5 uova medie (o grandi se si è pratici)
75gr burro
2 cucchiai rasi di zucchero
15gr lievito di birra
6gr sale

Sciogliamo il lievito in 30gr di acqua tiepida, aggiungiamo 25gr di farina, sigilliamo e poniamo a 28°.
Dopo 30 mn. mettiamo nella ciotola dell’impastatrice i soli albumi (i tuorli vanno in un bicchiere, sigillato con pellicola, in frigo), rompiamoli con una frusta a mano senza montarli, avviamo la macchina (kenwood) vel 1 ed uniamo lentamente a pioggia tanta farina quanta ne basta per ottenere un impasto morbido che ancora si attacca alle pareti della ciotola. Copriamo e lasciamo riposare 30 mn.

Riavviamo la macchina con la foglia, uniamo il lievito ed una spolverata di farina, quando comincia ad incordare aggiungiamo un tuorlo e, ad assorbimento avvenuto, una spolverata di farina. Quando comincia a tirare, aumentiamo leggermente la velocità (1,5) e continuiamo con un tuorlo e la farina fino ad esaurimento (conserviamo un’ultimo spolvero di farina). Con il secondo tuorlo uniamo lo zucchero, con il terzo il sale. Incordiamo capovolgendo l’impasto due volte, l’impasto diventerà molto elastico (dovrà fare i fili), a questo punto aggiungiamo il burro appena morbido (non in pomata), e lasciamo che si incorpori lentamente. All’assorbimento uniamo l’ultimo spolvero di farina ed incordiamo capovolgendo due o tre volte, la pasta dovrà tendere a staccarsi dalla ciotola.

Montiamo il gancio, avviamo la macchina a vel. 1,5 e facciamo andare fino ad incordatura completa, allargando un lembo di impasto dovremo ottenere il cosiddetto “windows effect”.
Copriamo la ciotola, sigilliamo e poniamo a 28°. Quando avrà più che triplicato il volume (due o tre ore)rovesciamo sul tavolo infarinato e diamo le pieghe del secondo tipo, serrando bene l’impasto.

A questo punto ci sarebbe la mozzatura mozzarella che è un po’ complicata, noi porzioniamo (60gr per stampi h 8cm), avvolgiamo a palla, rotoliamo sotto il palmo e mettiamo negli stampini imburrati (non infarinati), copriamo con pellicola e poniamo al caldo. Quando la cupola uscirà decisamente dagli stampini inforniamo a 180° per cica 25 mn. Tiriamo un babà fuori dallo stampino, se si è colorito sono pronti.

Nel frattempo avremo fatto bollire 1lt di acqua con 500gr di zucchero e la zeste di un limone (e arancia se piace), uniamo 7 – 8 cucchiai di rum scuro (o anche più secondo il gusto). Immergiamo i babà intiepiditi nello sciroppo caldo, strizziamoli leggermente e delicatamente e mettiamoli in piedi, poggiati uno con l’altro, con la parte bombata verso il basso.
Riscaldiamo tre cucchiai di marmellata di albicocche con due cucchiai di sciroppo a 30° be, uniamo 2gr di gelatina ammollata, setacciamo e pennelliamo i babà con il composto (all’occorrenza uniamo pochissima bagna)

 

Le foto sono di Virginia Portioli

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