In primo luogo: perché? Poi forse: per quanto? e poi ancora: succede solo da noi? o è un fenomeno globale?
Quest'ultima domanda trova una sua godibilissima risposta nel romanzo di Ann Mah, Kitchen Chinese che racconta le avventure sentimental-culinarie di una trentenne chino-americana sbarcata a Pechino, non tanto in cerca delle proprie radici culturali, quanto, più coerentemente con lo spirito dei tempi, di una strada per cavarsela nella vita.
A Pechino, perfettamente integrata in quanto a caratteri somatici Isabelle Lee, la protagonista del romanzo, si scopre invece totalmente straniera nella lingua, nelle abitudini di vita e naturalmente nel cibo. Il viaggio dunque comincia lì, in quello che idealmente è il suo punto di arrivo (o di ritorno) e il suo punto di partenza (o di origine) e la cucina è il perno attorno al quale tutto ruota.
Perché? Perché Isabelle Lee, alter-ego per molti versi trasparente dell'autrice, si ritrova a scrivere di cucina a Pechino dopo aver scritto di moda a New York, ma soprattutto perché l'impatto forte con la China che insieme conosce ed ignora avviene a tavola tramite dim-sum, Bejing koaya, mapo doufu, di san xian, il loro sapore e il loro nome.
"La cucina cinese è come una poesia: ogni cosa ha un bel nome" continua [Geraldine, una collega con cui condivide il suo primo pranzo] "Formiche su un albero. Non sono altro che vermicelli trasparenti con carne di maiale tritata. Mapo doufu -probabilmente lo sai già- vuol dire tofu butterato, ma in realtà è semplice tofu in salsa piccante. E il mio preferito è di san xian. Le tre fate della terra: melanzane, patate e peperoni che conditi con una salsa bruna assumono un sapore magico".
Mia madre non traduceva mai i nomi dei piatti: semplicemente lei cucinava e noi li mangiavamo. Mi sento all'improvviso così eccitata all'idea che cibi così poveri si possano accompagnare a un fascino così poetico.
Il cibo che ci ha nutriti nell'infanzia, sul quale spesso non ci facciamo troppe domande, ci ha permesso di essere quello che siamo e dunque di partire alla scoperta di altri cibi e di altri gusti, o anche, risalendo una corrente tutt'altro che scontata, a ritrovare quello da cui siamo partiti. Succede a Isabelle Lee che si barcamena alla ricerca di una sua felicità lungo le 416 pagine del romanzo perché magiare bene vuol dire vivere bene (il proverbio è cinese ed è l'incipit di Kitchen Chinese), è successo probabilmente all'autrice Ann Mah, nata in California, trasferita a New York e quindi per quattro anni a Pechino, poi a Bologna con una borsa di studio della James Beard Foundation per studiare cucina italiana e infine a Parigi per occuparsi di cucina regionale francese. E succede probabilmente anche a noi.
Ann Mah
Kitchen Chinese
66THAND2ND
18,00 euro
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Commenti.
Grazie mille per la scoperta! La riflessione è molto interessante….il cibo va al di là del semplice cibo appunto, è legato alla vita.
grazie Edda! domani ne parliamo assieme a Elizabeth Minchilli e all’autrice stessa alla libreria Set’ a Roma.
[...] di Belfiore 12, a Prati, Roma) c’è la presentazione del libro di Ann Mah di cui si parlava qui, ci saremo noi e ci sarà Elizabeth Minchilli per chicchierare con l’autrice di cucina, di [...]