Io non mangio da solo

Io non mangio da solo

Io non mangio da solo Come sapete lo scopo di Gastronomia Mediterranea è parlare di cibo a 360 gradi. Durante quest’anno abbiamo cercato di approcciare il tema della cucina da varie angolazioni, ma mai ci siamo soffermati sul “grado zero”, quello di chi il cibo non ce l’ha (e di chi si sta adoperando perché le cose possano cambiare).
Oggi affrontiamo l’argomento grazie all’aiuto di Valentino Piazza, direttore responsabile dei programmi di ProgettoMondo Mlal che lancia proprio in questi giorni la campagna “IO NON MANGIO DA SOLO”.

 

- Cos’è ProgettoMondo Mlal e di cosa si occupa?

ProgettoMondo Mlal è una associazione che dal 1966 lavora in Africa e in America Latina per assicurare un futuro migliore a bambini e giovani che si trovano in situazione di difficoltà. Nel nostro lavoro, scommettiamo proprio su questi bambini e giovani perché siamo convinti che ognuno di loro sia in realtà il più importante e insostituibile protagonista del proprio futuro. Insomma ci rifacciamo alla logica della cooperazione allo sviluppo: offri un pesce a un pescatore affamato e avrai risolto il suo problema per 1 solo giorno; offrigli una canna da pesca e sarà in grado di badare a se stesso per molto tempo.

Il nostro obiettivo è quindi offrire alle giovani generazioni strumenti e opportunità perché possano crescere in autonomia, affrontare con successo le difficoltà che hanno di fronte, costruire un futuro migliore per se stesse, per le proprie famiglie e per le proprie comunità.

Tre gli obiettivi specifici che ci siamo dati come Organizzazione di cooperazione: con le giovanissime generazioni (0-5 anni) la nostra priorità è garantire loro un sano e corretto sviluppo psicofisico. Ciò significa innanzitutto combattere la malnutrizione cronica, cioè quella più subdola perché non da segnali visibili eclantanti, e che per questo viene facilmente trascurata e quando si aggrava è in genere troppo tardi per intervenire. A quel punto il bambino ha infatti subito un ritardo nello sviluppo psichico irreversibile che non può più essere recuperato. Come Organizzazione di cooperazione rispondiamo a questa priorità con programmi di salute materno infantile e con progetti di sicurezza alimentare.

Altro passaggio vulnerabile nello sviluppo delle giovani generazioni, quello da adolescente a giovane. Le situazioni di povertà o di violenza, proprie degli ambienti difficili in cui crescono molti adolescenti dei paesi africani e latinoamericani, li spingono spesso verso forme di disagio sociale, violenza e criminalità. In questa delicata fase del loro sviluppo, offriamo loro programmi di formazione intergrale capaci di farli crescere sia come futuri lavoratori, sia come cittadini di domani.

Il terzo obiettivo, che in realtà è trasversale ai primi due, consiste in programmi di protezione sociale per alcune categorie di bambini e giovani particolaremente a rischio: minori in carcere, adolescenti e giovani migranti, giovani donne vittime di violenza, bambini di strada.

 

- Direttore, ci spieghi il motivo e lo slogan di questa campagna.

Da sempre ProgettoMondo Mlal si occupa di diritto al cibo. In primis perché la fame e la povertà assoluta identificano la condizioni degli “ultimi” tra gli “ultimi”, quelle donne e uomini cui più di ogni altro è negata la dignità umana. Ma anche perché, queste donne e questi uomini, sono molto spesso componenti di famiglie contadine in zone dimenticate e difficili che, paradossalmente, possono trasformarsi nella migliore e più efficace soluzione al problema. Unendo le forze e organizzandosi, queste famiglie possono diventare il motore di una agricoltura capace, non solo di garantire la sicurezza alimentare di quanti ci lavorano, ma anche di generare un surplus da vendere poi nei mercati, migliorando così la disponibilità di cibo per l’intera comunità.

La nostra esperienza in Africa e in America Latina è ricca di esempi che dimostrano come questo sia realmente possibile!

E parallelamente anche nei nostri Paesi al Nord del mondo, i temi dell’alimentazione, della produzione, come della commercializzazione e del consumo, vengono sempre più spesso declinati con i temi dell’etica, della giustizia sociale, e i valori dell’origine e della qualità di ogni singolo alimento. Tutto ciò ci dice che Non mangiamo più da soli, in ogni senso. E che, anzi, proprio per questo, dobbiamo condividere ancora di più la riflessione sul diritto al cibo. La fame che ancora colpisce milioni di persone nel mondo in realtà è un problema che riguarda tutti noi.

Da qui lo slogan di questa nostra nuova campagna. L’obiettivo è fare diventare contagioso l’impegno a non magiare da soli e coinvolgere il maggior numero di persone, perché è qualcosa di buon senso farlo e perché in fondo risulta naturale a tutti.

Per fare questo cerchiamo compagni di viaggio che ci aprano porte nuove, mettendoci in contatto con un pubblico con il quale non siamo ancora riusciti a parlare. Per questo siamo molto felici di questa collaborazione con Gastronomia Mediterranea. La campagna “Io non mangio da solo” conta da oggi anche sui suoi lettori!

 

- Ci illustra i progetti racchiusi nella campagna “IO NON MANGIO DA SOLO” e ci spiega  come, in ciascuno di essi, si rende concreto l’obiettivo?

Comincerei dai progetti che più direttamente si occupano di lotta alla malnutrizione infantile.

Il progetto “Mamma” in Burkina Faso è un intervento sociosanitario integrato di prevenzione della malnutrizione che comincia fin dall’ultimo periodo di gravidanza, passando per la promozione dei parti assistiti per arrivare al monitoraggio capillare della crescita dei bambini durante primi 2 anni di vita. Vero motore del progetto sono le “cellule nutrizionali”, ovvero gruppi di donne volontarie che, con l’assistenza degli inferimeri del progetto, gestiscono direttamente le attività di prevenzione a livello di singolo villaggio, curando direttamente i casi di malnutrizione allo stadio iniziale e segnalando invece ai Centri di Salute i casi di malnutrizione più gravi.

In Bolivia, grazie al progetto “Figli della miniera”, abbiamo introdotto il programma “merenda scolastica” nelle scuole di una regione rurale isolata. Il programma assicura cioè un pasto caldo a tutti i bambini delle scuole elementari. La novità di questo progetto è però un’altra: gli alimenti utilizzati per la merenda scolastica non provengono dagli aiuti alimentari internazionali (spesso di origine straniera e con problemi oggettivi di qualità legati ai lunghi periodi di trasporto e alle condizioni di immagazzinamento) ma vengono forniti da un’associazione locale di piccoli produttori agricoli e a partire dalle loro stesse produzioni agricole che come associazione hanno imparato a valorizzare lavorandole e producendo farine multivitaminitiche e ad alto potere nutrizionale.

Gli ottimi risultati di questo progetto ci hanno spinto a replicarlo anche in altri Paesi. E così la merenda scolastica è stata introdotta con successo anche in Guatemala con il progetto “Edad de Oro” e ad Haiti nell’ambito del programma “Scuole per la rinascita di Haiti”, un programma lanciato subito dopo il terribile terremoto del gennaio 2010 che abbina alla ricostruzione di 4 scuole un’attività di avvio e cura di orti comunitari che diano sostenibilità alle mense scolastiche e costituiscano un laboratorio naturale per insegnare ai piccoli alunni basilari concetti di educazione alimentare e produzione agricola. Con valore educativo consideriamo anche l’intervento “Acqua” in Burkina Faso dove, in 62 scuole delle 3 regioni più povere del Paese africano, facciamo campagne di igiene e salute rivolte ai più piccoli e collaboriamo alla costruzione di servici igienici adeguati e fonti pubbliche di approvigionamento di acqua potabile.

Sempre in questo ambito ricordiamo poi il progetto “Il mestiere di crescere” in Perù. Destinatari delle nostre attività sono in questo caso i bambini che fanno piccoli lavori informali nelle periferie di Lima. Qui le associazioni che tutelano i diritti dei bambini lavoratori, aiutate da alcune volontarie, gestiscono delle mense popolari che forniscono quotidianamente a questi bambini che vivono essenzialmente in starda un pasto equilibrato a un prezzo molto contenuto e pertanto accessibile.

Un secondo gruppo di nostri progetti affronta il tema della sicurezza alimentare nelle aree rurali, in un’ottica di sovranità.

Il programma “Vita Campesina” in Bolivia, da dieci anni sta rafforzando le Organizzazioni Economiche Contadine in diversi dipartimenti del Paese, con risultati concreti in termini di aumento delle produzioni agricole alimentari, avvio di piccole impianti agroindustriali a gestione cooperativa, commercializzazione associata attraverso un nuovo marchio per produzioni “a kilometro 0”.

Sempre in Bolivia, il nuovo progetto “Qutapiquiña” apre un nuovo importate ambito di lavoro: quello delle produzioni agricole a forte contenuto ambientale. In una regione isolata dell’altipiano andino, tra i 3mila e i 4mila metri di altitudine, cioè, il progetto valorizzerà la produzione di lana di vigogna realizzata dalla locale orgranizzazione contadina. La vigogna è un animale che non è mai stato addomesticato. Il filato della sua lana è estremamente preziosa e l’unico modo per produrla è tutelare la popolazione di questo animale, conservando l’ambiente naturale in cui vive e mitigando i danni provocati dal cambiamento climatico.

Ad Haiti, i progetti “Piatto di Sicurezza” e “Nuove Energie” affrontano in modo integrato il tema della sicurezza alimentare e dell’accesso all’energia, da parte delle famiglie contadine, in un’ottica di salvaguardia e di recupero dell’ambiente. Haiti è infatti il Paese più disboscato in assoluto al mondo e vive una forte crisi ambientale che ogni anno riduce la terra coltivabile redendola meno fertile. Qui, aumentare la produzione di prodotti agricoli alimentari, quindi, passa necessariamente per un recupero dei suoli degradati e per la loro protezione attraverso azioni di riforestazione. Anche ad Haiti lavoriamo con una associazione di contadini: similmente ai progetti di sicurezza alimentare in Bolivia, oltre a volere rafforzare la capacità produttiva delle singole aziende contadine, gestite dall’associazione stessa secondo un modello a cooperativa, promuoviamo nuove attività di trasformazione agroalimentare, che aumentino cioè il valore di prodotti come la frutta e la verdura altrimenti altamente deperibili.

Infine un progetto particolare, ma per noi molto esemplificativo del diritto universale al cibo. Si tratta del progetto “Vita Dentro” che in Mozambico lavora per rendere più umane le condizioni di vita dei minori carcerati e per far si che il periodo di detenzione diventi non una condanna sociale che marchia per tutta la vita ma piuttosto una opportunità di riabilitazione e reinserimento dei giovani detenuti. Grazie a questo progetto, abbiamo dato vita a due aziende agricole in cui lavorano i detenuti in regime di semilibertà; le produzioni agricole di queste carceri sono destinate prioritariamente proprio a migliorare la dieta giornaliera dei carcerati stessi.

 

Oggi sul blog Lo Spilucchino parte un CONTEST dedicato alle ricette con il pane che contribuiranno alla creazione di un calendario e di un libro per la raccolta fondi della campagna "IO NON MANGIO DA SOLO". Avete un mese di tempo per partecipare e aiutarci a…non mangiare più da soli.


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