Il manifesto della cucina futurista “La rivoluzione cucinaria futurista […] si propone lo scopo alto, nobile ed utile a tutti di modificare radicalmente l’alimentazione della nostra razza, fortificandola, dinamizzandola e spiritualizzandola con nuovissime vivande in cui l’esperienza, l’intelligenza e la fantasia sostituiscano economicamente la quantità, la banalità, la ripetizione e il costo.” (F.T. Marinetti)

                                                                       immagine presa da internet

Forse non tutti sanno che il Movimento futurista, capitanato da Marinetti, ha colto prima di chiunque altro la complessa dimensione estetica del mangiare, la quale, al di là della necessità di nutrirsi, coinvolge tutti e cinque i sensi, ricordandoci la stretta connessione tra cucina, arte, scienza e vita moderna.

In un progetto di totale rinnovamento dell’uomo proposto dai futuristi in nome della tecnica e della modernizzazione, non poteva essere escluso alcun versante dell’essere umano, nemmeno quello apparentemente più animalesco. Al contrario, la cucina viene ora intesa come l’arte di alimentarsi che, “come tutte le altre arti, esclude il plagio ed esige l’originalità creativa”.

La riflessione sulla cucina nasce assieme alla fondazione del Movimento stesso nel 1909. Il primo tentativo di pranzo futurista viene imbastito l’anno dopo, durante una cena tenutasi al Politeama Rossetti di Trieste, organizzata in occasione di un convegno, dove gli astanti decisero di invertire l’ordine delle portate: iniziarono col caffè per finire con antipasti e aperitivi. Nel contempo, per non perdere il senso della tattilità, decisero di abolire le posate. Era il capovolgimento di tutto.

Il primo conflitto mondiale fu poi la maggiore causa del silenzio calato sul progetto gastronomico che ritorna con forza, salvo qualche raro passaggio, solo alla fine del 1930, l’anno della pubblicazione del Manifesto della cucina futurista sulla “Gazzetta del popolo” di Torino (era il 28 dicembre) che così recita:

"Convinti che nella probabile conflagrazione futurista vincerà il popolo più agile, più scattante, noi futuristi dopo avere agilizzato la letteratura mondiale con le parole in libertà e lo stile simultaneo, svuotato il teatro della noia mediante sintesi alogiche a sorpresa [...], stabiliamo ora il nutrimento ad una vita sempre più aerea e veloce. Crediamo anzitutto necessaria:

  1. L’abolizione della pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana. […] A differenza del pane e del riso la pastasciutta è un alimento che si ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo. […] Ricordatevi poi che l’abolizione della pastasciutta libererà l’Italia dal costoso grano straniero e favorirà l’industria italiana del riso;
  2. L’abolizione del volume e del peso nel modo di concepire e valutare il nutrimento;
  3. L’abolizione delle tradizionali miscele per l’esperimento di tutte le nuove miscele apparentemente assurde;
  4. L’abolizione del quotidianismo mediocrista nei piaceri del palato.

Invitiamo la chimica al dovere di dare presto al corpo le calorie necessarie mediante equivalenti nutritivi gratuiti di Stato, in polvere o pillole, composti albuminoidei, grassi sintetici e vitamine."

Dopo aver inneggiato ai dirompenti nuovi mezzi di trasporto, come l’automobile e l’aereo, divenuti emblemi di velocità e autonomia, abolire la pastasciutta in nome dell’agilità era quasi inevitabile. Naturalmente le critiche non si fecero attendere. A prescindere da come la si pensasse, fatto sta che della cucina e delle inquietudini culinarie futuriste si parlava e lo si faceva su tutti i giornali, italiani e stranieri, mettendo in luce una complessa cultura della tavola che assimila e trasforma i vecchi miti (Artusi e i canoni stilistici ottocenteschi) preparando nuovi modelli per il futuro.

Per realizzare il pranzo perfetto secondo Marinetti serve:

  1. "Un'armonia originale della tavola (cristalleria vasellame addobbo) coi sapori e colori delle vivande;
  2.  L'originalità assoluta delle vivande;
  3.  L'invenzione di complessi plastici saporiti, la cui armonia originale di forma e colore nutra gli occhi ed ecciti la fantasia prima di tentare le labbra;
  4.  L'abolizione della forchetta e del coltello per i complessi plastici che possono dare un piacere tattile prelabiale;
  5. L'uso dell'arte dei profumi per favorire la degustazione. Ogni vivanda deve essere preceduta da un profumo che verrà cancellato dalla tavola mediante ventilatori;
  6. L'uso della musica limitato negli intervalli tra vivanda e vivanda perché non distragga la sensibilità della lingua e del palato e serva ad annientare il sapore goduto ristabilendo una verginità degustativa;
  7. L'abolizione dell'eloquenza e della politica a tavola;
  8. L'uso dosato della poesia e della musica come ingredienti improvvisi per accendere con la loro intensità sensuale i sapori di una data vivanda;
  9. La presentazione rapida tra vivanda e vivanda, sotto le nari e gli occhi dei convitati, di alcune vivande che essi mangeranno e di altre che essi non mangeranno, per favorire la curiosità, la sorpresa e la fantasia;
  10. La creazione di bocconi simultanei e cangianti che contengano dieci, venti sapori da gustare in pochi attimi [...] che avranno la funzione analogica immensificante che le immagini hanno nella letteratura;
  11. Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori che diano il profumo dell'ozono a liquidi e a vivande, lampade per emissione di raggi ultravioletti [...], elettrolizzatori per scomporre succhi estratti ecc. in modo da ottenere da un prodotto noto un nuovo prodotto con nuove proprietà, mulini colloidali per rendere possibile la polverizzazione di farine, frutta secca, droghe, ecc.[...]."

A prescindere dalla percentuale di follia insita in questo programma non gli si può negare, d'altra parte, una certa capacità profetica realizzata in parte sia dalla nouvelle cousine ed ancor più dalla cucina dell'ultimo decennio che ha spesso introdotto il fatto cerebrale e l'effetto sorpresa nel piatto (riesce piuttosto facile intravedere similitudini con la più avanguardistica cucina spagnola o più banalmente ricordare le essenze tanto felicemente utilizzate dai fratelli Alajmo) sia, in negativo, dalla produzione industriale di prodotti alimentari chimici come additivi, conservanti e coloranti o nella produzione spasmodica di integratori vitaminici.

Cosa di fatto Marinetti e i suoi proposero al primo vero pranzo futurista servito l'8 marzo del '31 presso la taverna Santopalato in via Vanchiglia, 2  a Torino, ve lo racconteremo la prossima volta…

 

Per approfondire:

La cucina futurista, di F. T. Marinetti e Fillìa, Viennepierre edizioni

 

 

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