Dolci unioni!

Ci risiamo!
Si parte con pranzi, cene da invitante o invitato, il dramma è sempre in agguato: cosa si abbina a cosa?

Miti da sfatare, falsi sapientoni da smascherare, smarrimento tra gli scaffali dei negozi da superare ma soprattutto la voglia, o semplicemente la soddisfazione di realizzare il miglior abbinamento enogastronomico per la gioia e la festa delle papille gustative!

Sempre convinto e fermo nell’opinione che a guidare debba essere il nostro affidabilissimo e personalissimo gusto, eccovi alcuni spunti per alleviare un po’ lo stress da scelta o darvi una sorta di bussola per orientarvi tra le innumerevoli combinazioni di gusto e olfatto, osando anche un po’ visto che il Natale si festeggia solo una volta l’anno.

Doveroso è partire dal principe dei dolci, l’immancabile e insostituibile cioccolato. Visione di tutti i bambini e tentazione di ogni adulto che torna bambino, il cioccolato è quasi sempre presente sulle tavole imbandite o in molte deliziose ricette.

Cosa rende speciale questo sogno di dolcezza? Sicuramente il cacao, ma non chiedetemi di più! Risulta difficile carpirne il segreto gastronomico ma ancora più arduo è trovare la giusta accoppiata enologica.

Come per ogni esperienza che si rispetti, non ci resta che provare, ed io inizierei col consigliare un Barolo Chinato, il barolo aromatizzato con china calissaia ed altre erbe dell’Antica Distilleria Sibona.

A guidarvi è piuttosto la dolcezza? Puntate ad un Moscato di Scanzo, il vino passito prodotto dall’omonimo vitigno autoctono a bacca rossa, prodotto nel comune bergamasco di Scanzorosciate, che rappresenta dal 2009 la più piccola docg italiana. Se avete la fortuna di trovarvelo sotto gli occhi (o meglio la bocca!) sorseggiatelo mentre gustate la stratosferica caprese napoletana, senza confondervi con la fresca mozzarella con pomodoro che forse ha bisogno di vini un po’ meno zuccherosi!

Omaggiare i vostri ospiti del “..in santo” potrebbe significare non tirare fuori i soliti e noti cantucci, ma piuttosto rendere veramente ‘santo’ questo vino con delle fragranti frolle. Il palato ne risulterà un po’ più asciutto ma decisamente più aromatico specie se il vino in questione è il Vin Santo del Chianti Classico Villa del Cigliano.

Potete esagerare abbinandolo anche alla regina della Pasqua napoletana,ormai obbligatoria anche a Natale: la pastiera, a cui vedrei però meglio associato il Vin Santo del Chianti Rufina della Fattoria Selvapiana, il cui tenore alcolico minore e residuo zuccherino maggiore esaltano la delicatezza della ricotta.

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Le mandorle dei popolari dolci siciliani, invece, ben si destreggiano con il passito di Pantelleria Bukkuram Sole d’Agosto di Marco De Bartoli, ovviamente zibibbo 100% (alias Moscato d’Alessandria). Vitigno importato sull’isola durante la dominazione araba, viene allevato ad alberello pantesco, tipico della zona, piantato in dei fossi, in modo che le radici possano affondare negli strati un po’ più umidi del terreno e parte del fusto sia protetto dal vento.

Azzardate pure con un altro vino dolce principe siciliano, il marsala, provando il Ventennale Vecchio Samperi sempre prodotto da Marco De Bartoli, il meglio che si possa trovare in giro per il mondo.

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Le prelibatezze non sono solo prerogativa del sud, per fortuna, direi, e basta provare le specialità natalizie montane per rendersene conto, come l’altoatesino Zelten, un soffice e fragrante pan dolce ripieno di noci, mandorle, pinoli ma soprattutto fichi secchi.

Certo del motto “moglie e buoi dei paesi tuoi”, direi di accostarlo alla grappa trentina, meglio se le distillerie sono socie dell’Istituto di tutela della Grappa del Trentino, che ha il compito di garantirne la qualità ma soprattutto la tipicità legata all’esclusiva provenienza da vinacce locali. Affascinante è notare come la grappa venga prodotta ancora con gli antichi alambicchi in rame discontinui a bagnomaria.

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Coprendo anche Piemonte, Liguria, Toscana, Emilia e Romagna propongo di abbinare il deciso castagnaccio, o dei semplici marron glacé, al Merlino, un vino rosso fortificato prodotto per la prima volta in Italia da Mario Pojer & Fiorentino Sandri, in commercio trovate il 1298, dove 12 indica l’annata dell’uva lagrein del mosto parzialmente fermentato, e 98 indica l’annata del brandy, a sua volta ottenuto da due varietà di uva locali, la schiava e il lagarino, aggiunto al mosto.

Il risultato è un vino con una media presenza zuccherina residua (tra i 100 e i 120 g/l), alcolico ma che riesce a mantenere dei bei sentori fruttati varietali, come ciliegia, ribes e more che ben si sposano con gli aromi di spezie dolci come vaniglia caffè e cacao.

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Concludo con il simbolo del Natale, il pilastro di ogni cena natalizia che si rispetti, il panettone,e con la sua alternativa: il pandoro.
Entrambi sono dolci lievitati, quindi teoricamente si dovrebbero accompagnare a vini con una maggior presenza di acqua, meno alcolici, aromatici ma che non ne sovrastino i profumi tipici, dolci ma non troppo, se con “bollicine” ancora meglio. Questo è esattamente l’indentikit del Moscato d’Asti, il vino spumante dolce docg per antonomasia!

Solitamente è un vino spumante che si bene giovane, delle ultime annate, proprio perché si vuole esaltarne l’aromaticità del vitigno moscato bianco. Per stupire i vostri ospiti vi consiglio il Crivella Moscato d’Asti 2003 e il Canè Moscato d’Asti 1999 di Marco Bianco di Santo Stefano Belbo nel cuneese, ma entrambi con un affinamento in doppia cifra.

Non voglio limitarmi al moscato bianco, perciò mi estendo al moscato giallo coltivato sulle pendici dei Colli Euganei, che è tra l’altro quello che preferisco. Un vino spumante dolce , ahimè ancora poco conosciuto, è il Fior d’arancio Colli Euganei Docg, che deriva il suo nome dal suo classico profumo di zagara, che ben esalta la frutta candita dei nostri panettoni.

Notevole anche nella versione passito, questo vino ha profumi e corpo più intensi della versione spumantizzata, ma abbinato al pandoro e alla sua burrosità ci dà una mano sia a sorreggere la sua struttura sia a sgrassare un po’ di più la bocca.

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Chiaramente la mia bussola è ben lontana dall’essere esaustiva, anche perché la migliore guida è quella che costruiamo da soli curiosando e soprattutto sperimentando.

Con l’augurio che possa comunque esservi stata utile brindo a voi e alle vostre dolci unioni!

         

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Antonio Cimmino

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