Food coop, cooperative alimentari dove i clienti sono anche lavoratori

La cooperativa alimentare Park Slope nasce nel 1973 a Brooklyn, New York, sull’onda lunga degli ideali che avevano rivoluzionato la società alla fine degli anni ‘60. Un gruppo di vicini di casa decise di creare la cooperativa per offrire un’alternativa alla grande distribuzione e dare accesso a cibo di qualità e a prezzi contenuti a chiunque fosse interessato.

Per essere clienti si doveva essere anche proprietari, sottoscrivendo delle quote, e lavoratori, impegnandosi per 2.45 ore ogni 4 settimane. Agli inizi degli anni ’70 questo tipo di esperienza era abbastanza diffuso, ma non sono molte le realtà che hanno passato indenni gli anni ’80 senza cambiare le regole. Park Slope ci è riuscita: è una realtà economicamente stabile, che offre prezzi più bassi del 20-40% rispetto alla grande distribuzione e che continua ad attirare clienti, e quindi lavoratori, anche e sopratutto per la freschezza dei prodotti.

Dopo più di 40 anni, i soci cooperatori sono più di 17.000. L’aumentare dei soci ha permesso di diversificare e aumentare i servizi offerti: accanto ai servizi base come il riassortimento degli scaffali, la cassa, le pulizie, i servizi amministrativi, etc,  i lavoratori posso scegliere di contribuire al servizio baby sitting offerto mentre i genitori fanno la spesa, al giornale mensile che i clienti leggono mentre fanno la coda alle casse e che non a caso si chiama Line waiter’s Gazette (la Gazzetta di chi aspetta in fila), o accompagnare i clienti a casa, alla macchina o alla fermata della metro per poi riportare indietro il carrello.

Il supermercato, per rispondere ai bisogni di una popolazione molto variegata per possibilità economiche e abitudini alimentari, offre una vasta gamma di prodotti, privilegiando la produzione stagionale e la filiera corta, definita come tale in un raggio di 500 miglia. I prodotti sono etichettati per permettere a ogni cliente di scegliere i prodotti che meglio rispondono alle proprie priorità, per origine, tipo di produzione etc.

Le decisioni sono prese democraticamente da un’assemblea generale. Per esempio, dal 2008 la cooperativa non vende più acqua in bottiglia e non mette più a disposizione i sacchetti di plastica alla cassa.

La gestione è garantita da una serie di comitati in cui i clienti/proprietari/lavoratori si occupano tra l’altro della scelta dei fornitori, della comunicazione, della partecipazione, della contabilità e amministrazione, delle iniziative sociali per dare accesso alla cooperativa ai gruppi sociali meno favoriti, della disciplina e del rispetto dei turni di lavoro – se salti un turno, devi farne due per recuperare.

Nel divertente film FOOD COOP di Tom Boothe, che racconta la storia della cooperativa di Park Slope intevistandone i lavoratori, uno dei fondatori consiglia a chi voglia lanciarsi in una simile impresa di partire con una buona dose di entusiasmo, ma soprattutto di investire sul senso di appartenenza. Più forte è il senso di appartenenza, più forte sarà la cooperativa.

Tom Boothe l’ha preso in parola e non a caso è nel 2016 a Parigi tra i fondatori della cooperativa alimentare La Louve, che segue gli stessi ideali di cooperazione, solidarietà, rispetto dell’ambiente, del commercio equo e del giusto compenso ai produttori. I soci sono al momento 5000 e il supermercato è aperto in una nuova e più grande sede in rue des Poissionniers, nel 18 arrondissement.

In Francia si contano una quarantina di iniziative simili, che hanno ottenuto anche visibilità sugli organi di stampa. Per ora l’ultimo nato è il Super Quinquin a Lille Fives, che aprirà i battenti negli spazi definitivi nel 2019. I 500 cooperatori che sono al momento coinvolti nell’iniziativa, gestiscono dal 1 aprile 2017 il supermercato transitorio in spazi più piccoli, ma con l’entusiasmo già a regime.

A Bruxelles è la Bees Coop che propone un’iniziativa in linea con le esperienze americane e francesi. La cooperativa ha saputo raccogliere intorno a sé il sostegno di privati e istituzioni e tessere legami con molte realtà cittadine, creando circoli virtuosi e portando nuova energia nel quartiere. I soci sono al momento poco meno di 2000 e i posti di lavoro creati passeranno presto da 3 a 5 per il coordinamento di tutti i progetti collaterali, incluso quello dell’integrazione sociale che è uno dei cardini della cooperativa.

Mentre prosegue la ristrutturazione dei locali appena acquistati – affiancare i professionisti che si occupano dei lavori edili fa parte dei lavori accessibili ai soci – il supermercato è aperto in modalità “laboratorio”. Questo permette alla cooperativa di testare i prodotti e creare una rete di fornitori, di formare i cooperatori al lavoro, di mettere alla prova struttura e organizzazione e di creare un luogo di incontro. L’apertura nei nuovi spazi è prevista per inizio settembre.

I coordinatori della Bees Coop sono già venuti a portare la loro esperienza in Italia, chissà che a breve una simile esperienza non sia disponibile nella vostra città.

 

La grafica di Bees Coop in copertina è di Manon Brûlé.
Altri estratti del film Food Coop sono disponibili qui e qui.

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Claudia Mondino

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