Hans Terzer, Appius e il suo sogno di vino

Merano, 25ª edizione del WineFestival appena conclusasi, record di presenze, oltre 10.000 in 5 giorni, superati in extremis di qualche decina i numeri del 2015. Un successo dovuto anche a quei produttori che credono in questo festival e lo considerano il momento ottimale per presentare i loro vini migliori, le loro chicche enologiche, il frutto di tanti anni di sperimentazioni, il risultato della loro passione, la visione reale dei propri sogni.

Tutto questo vale forse più di ogni altro per una delle Kellereigenossenschaften (“Cantina sociale”) di Appiano sulla Strada del Vino, probabilmente il più importante comune vitivinicolo del Südtirol, e più precisamente per la cantina St. Micheal-Eppan. Fondata nel 1907 da 41 contadini che nell’associazionismo cercavano una via d’uscita, una soluzione per “combattere” uniti contro l’aumento dei prezzi delle materie prime e le politiche dei commercianti di vini della zona che decidevano i prezzi del vino non riconoscendo il valore e la qualità che apportavano questi agricoltori.

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È trascorso quasi un secolo, ed oggi sono oltre 340 le famiglie che con la stessa passione di un tempo coltivano le proprie uve sui circa 380 ettari di vigneti sparsi nell’Oltradige per produrre tra i migliori vini bianchi o rossi che l’Italia possa offrire.

Dal 1977 la cooperativa è guidata dal winemaker Hans Terzer, presidente dei “Kellermeister dell’Alto Adige-Südtirol”, considerato tra i più rinomati esperti di vini bianchi d’Italia. È lui l’artefice negli anni ’80 di quello che in molti hanno chiamato la Weißweinerevolution del Südtirol che ha portato questa regione ad essere un punto di riferimento dell’enologia mondiale.

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Probabilmente Hans in questi 30 anni ha cullato il suo sogno diVino, consapevole che per produrlo erano necessarie uve di qualità eccellente provenienti da vecchi vigneti e di conseguenza un tempo abbastanza lungo come quello trascorso. Uve ottenute dalle selezioni di punta conferite alla cantina e scelte direttamente da Hans sulla base di criteri sia personali sia oggettivi ma che rappresentassero il meglio che l’annata potesse esprimere. La scintilla scoccò durate uno dei suoi tanti viaggi, su un volo per New York, in cui nacque l’idea di produrre ogni anno un SuperSüdtiroler. Poteva giocarsi un singolo vitigno o addirittura qualche super parcella particolarmente vocata, ma con quasi 400 ettari a disposizione, dislocati a diverse altitudini, decise di scegliere il meglio di ciascuna annata di tutti i vitigni a disposizione, tranne uno, il Gewürztraminer. Il motivo è che ad Hans non piace vincere facile :-), in futuro forse utilizzerà al massimo un po’ di Riesling. Utilizzo di piccoli legni, barrique e tonneaux, per la fermentazione alcolica, malolattica e maturazione sui lieviti. L’assemblaggio avviene dopo quasi un anno, e prosegue con un ulteriore affinamento per tre anni in tini di acciaio inox.

Il 2010 è stato l’anno giusto, ottime condizioni climatiche, vecchie viti che han prodotto pochi grappoli, uve completamente mature e lavoro certosino in vigna e in cantina. Appius il suo nome, come l’antica denominazione di Appiano ai tempi dei romani, è la prima cuvée prodotta nella cantina di San Michele Appiano, che, come detto, è il suo “personale” sogno, perciò non vuole legarlo a delle regole precise e quindi non è noto saperne a priori la proporzione delle singole varietà di uve utilizzate, poiché ogni anno questo vino deve rappresentare una sorpresa.

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Per il terzo anno consecutivo sono ancora una volta i vitigni a bacca bianca i protagonisti in Appius, un’annata 2012 in cui la vendemmia in Alto Adige è stata più che positiva e le condizioni climatiche favorevoli hanno privilegiato soprattutto questi ultimi.

Una terza edizione che rappresenta un po’ l’annata dell’affermazione di questo grande prodotto, cosicché anche il design della bottiglia e la sua etichetta sono e saranno sempre interpretati in maniera diversa, proprio per esprimere la sua unicità all’interno dell’annata, con lo scopo di concepire una wine collection in grado di entusiasmare gli appassionati di vino di tutto il mondo.

Molto interessante è stato degustarli uno dietro l’altro ma iniziando dall’annata più vecchia, quella più matura, il modo migliore per assaporarne il percorso evolutivo. Inoltre per meglio apprezzarli sono stati abbinati a degli straordinari piatti preparati da Herbert Hintner, da oltre 30 anni stellato Michelin con il suo ristorante Zur Rose di San Michele Appiano

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Appius 2010: Rispetto all’assaggio di due anni fa subito si nota la sua evoluzione. Circa 4.000 le bottiglie prodotte, 70% Chardonnay con aggiunta di Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon Blanc. Nell’anno del suo debutto è stato criticato per un uso del legno un po’ troppo invasivo, mentre ora, dopo ulteriori due anni in bottiglia, le note tostate e vanigliate si sono molto più integrate alle note fruttate di pera, banana, e melone. Al palato è molto minerale, una bella struttura ma soprattutto eleganza, finezza e persistenza. Un vino di una freschezza incredibile, che possiamo dimenticarci in cantina e berlo anche tra 15 anni. Ma per favore non dite ad Hans che è “un vino troppo francese”, potreste rischiar grosso! Da abbinare alle Animelle di vitello con crema di patate, prezzemolo ed erbe di campo.

Appius 2011: da un’annata calda, molto diversa rispetto a quella ben più fresca del 2010. 5.000 bottiglie prodotte, protagonista è una delle varietà d’uva più importanti per la cantina stessa: il Sauvignon Blanc, accompagnato da Chardonnay e dal Pinot Grigio. I tre vitigni concorrono in egual modo in questo millesimo 2011. Il Sauvignon, frutto dei più vecchi vigneti di San Michele, nasce a 600 metri, dopo la macerazione a freddo va in botte per la fermentazione alcolica ma in questo caso viene inibita la malolattica per preservare i suoi profumi e per dare smalto a questo vino. A dare struttura ci pensa Chardonnay e Pinot Grigio. Al naso si percepiscono principalmente profumi di agrumi e pietra focaia, accompagnati da note di uva spina e bacche di sambuco, un vino complesso e dalla bella polpa. Al palato si contraddistingue per essere cremoso, dalla buona acidità e da un equilibrio superlativo, grazie anche al fatto che rispetto all’anno scorso ha perso un po’ quel timbro troppo profumato del Sauvignon. Da abbinare ai Ravioli ripieni con petto di vitello e tartufo bianco.

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Appius 2012: da un’annata simile al 2010, ripresa anche nell’assemblaggio. Chardonnay 65% e Sauvignon 15%, il restante suddiviso equamente tra Pinot Bianco da vecchie vigne e Pinot Grigio. Prodotte circa 5.550 bottiglie, oltre ad un centinaio di magnum e qualche altro formato speciale.
Di un bel colore giallo dorato, limpido e brillante con un’intensità di profumi di bouquet di frutta esotica come mango, papaia, ananas e la freschezza del pompelmo rosa. La presenza del legno è espressa dal piacevole tono nocciolato. In bocca è pieno, armonico e con una bella freschezza. Nel retrogusto sorprende la persistenza aromatica contraddistinta dalla frutta tropicale, tipica dello Chardonnay, con le note tostate dei legni. Un vino “con le “curve”, dalla struttura importante, grande carattere e grinta da vendere, che però riesce ad essere sorprendentemente elegante. Annata importante, più pronto dei precedenti e già dalla piacevole beva, poiché anche sui grandi vini quest’ultima è una qualità che non dovrebbe mancare mai.

La vivacità e la singolarità di quest’annata è stata interpretata nella sua etichetta, a colori per la prima volta, tramite un disegno di curve e spirali fatto a mano, ad interpretare l’artigianalità di San Michele Appiano, e con la firma di Hans, che prende vita e si collega senza interruzione di continuità a tutto il disegno, a rappresentare sia la continua ricerca verso la realizzazione del vino perfetto sia il grande lavoro di squadra che c’è dietro la produzione di questo grande vino. Da abbinare al Baccalà con finocchio allo zafferano e purea di ceci.

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Ma visto che Hans non finisce e non finirà mai di stupirci, ecco la sua ultima sorpresa in rosso. Per questa tipologia di vini ha da sempre espresso il desiderio di utilizzare vitigni che crescono, ovviamente, in Oltradige, e in particolar modo nel comune di Appiano. In cantiere ci sono diversi progetti, sicuramente saranno pochissime le bottiglie prodotte (massimo 2.000), ma solo tra 5/6 anni scopriremo le sue vere intenzioni. Nel frattempo ha voluto darci un’anticipazione presentando la prima etichetta della prestigiosissima linea Sanct Valentin che non proviene da un monovitigno. Beh era il 1994 quando produsse il suo primo vino rosso, ed il 1995 quando nacque il Pinot Nero Sanct Valentin, che negli anni è diventato un punto di riferimento, quindi un bel po’ di esperienza in questo campo il buon Hans ce l’ha, eccome!

Nel 2009 da alcune parcelle, che si trovano nei dintorni della cantina, ha iniziato a vinificare in purezza Merlot e Cabernet, ma aveva notato che la qualità dei vini prodotti era troppo dipendente dall’andamento climatico dell’annata, così nel 2012 ha provato a fare un assemblaggio a maggioranza Cabernet, creando quello che è diventato il Cabernet Merlot Riserva Sanct Valentin 2013.
Un vino in cui prevalgono maggiormente le note e il carattere del Cabernet (Sauvignon 45% e Franc 15%) rispetto a quelle del Merlot (40%). Rivisitata anche l’etichetta, che si colora completamente di rosso. Un vino che non aspira a diventare il portabandiera della cantina ma che vuole rappresentare una nicchia, una specialità, che però dimostri che anche in Oltradige si possono produrre interessantissimi vini rossi. Macerazione di 20 giorni, seguita da un invecchiamento di 12 mesi in barrique/tonneaux e 2 anni di affinamento in bottiglia.

Colore intenso, al naso prevalgono note di mora, cassis, cuoio, grafite, nel complesso un naso fine ed elegante. Al palato l’astringenza del tannino ancor giovane è evidente, ed è accompagnata da una buona freschezza e da una nota vegetale. Non ancora perfettamente in equilibrio, probabilmente con l’ingresso il prossimo anno del Petit Verdot nella cuvée, questo vino troverà la sua strada. Da abbinare alla Sella di cervo con crosta di spezie, pioppini e “Schupfnuldeln”, i famosi stringoli di patate ripassati nel burro in padella.

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Per chiudere in bellezza, ma soprattutto in dolcezza, una splendida cena, ecco il Passito Comtess Sanct Valentin 2015, un “icewine” che solo per una precisa scelta di marketing è stato chiamato passito.

San Michele è stata la prima cantina altoatesina alla fine degli anni Ottanta a proporre un vino del genere, le uve (90% Gewürztraminer, 5% Riesling, 5% Sauvignon) vengono raccolte nei giorni antecedenti il Natale, risulta dolce ma con un pizzico di freschezza, donata appunto dal Sauvignon, che lo rende molto morbido e soprattutto non stucchevole. Da abbinare a Foglie di Krapfen caramellate con mela alla vaniglia.

Lasciamo San Michele Appiano con una convinzione: i suoi vini non si discutano mai, ma hanno bisogno di tempo per evolversi e per esprimersi al meglio. Si dice che il tempo è galantuomo ma qui anche il vino lo è.

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Non ci resta quindi che dare appuntamento al 2017 per festeggiare ancora insieme ben 3 ricorrenze: i 40 anni di Hans a San Miche Appiano, i 30 anni della linea Sanct Valentin ma soprattutto i 110 anni della Cantina!

[Photo Credit: Antonio Cimmino; OskarDaRiz; Kellerei St. Micheal-Eppan] 

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Antonio Cimmino

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