L'edicola spagnola - GIEMME - Gastronomia Mediterranea

L’edicola spagnola

Non c’è dubbio che la ola di gastrofanatismo che imperversa in televisione, libreria, social media e naturalmente in edicola sia un fenomeno in qualche misura globale, ma resta pur vero che ogni nazione ha specificità sue proprie nei modi di cavalcare la moda del cibo.
Proviamo dunque a dare un’occhiata a quel che succede in un’edicola, di quelle magari un po’ fornite, in una città spagnola, anzi catalana, ovvero a Barcellona.

La prima osservazione sarà di una banalità sconcertante: le riviste, proprio come accade in Italia, sono molte, tanto da aver conquistato spazi sempre più ampi, spesso fianco a fianco dell’altra moda in ascesa ovvero quella del Diy, del fatto in casa, dalla maglia al bricolage, passando per il cartonato, lo stencil, l’uncinetto. Ma con questo, non lo si creda! La gastronomia non è un settore per sole donne, ma vediamo non calma…

Le riviste classiche
Un buon quarto dello spazio dedicato alla cucina in edicola è occupato da riviste classiche: quelle cioè che sono uguali a loro stesse da più o meno sempre e che promettono di rimanere tali. Sono rassicuranti, un po’ noiose forse, prudenti nell’introdurre novità e fedeli a una suddivisione tradizionale degli argomenti, che riflette, naturalmente, l’organizzazione locale della comida.
Dunque, in generale l’indice prevede: verdure e legumi (con una grossa presenza dei secondi rispetto alle prime), riso (protagonista nella gastronomia iberica), pasta (un tantino martirizzata… come quasi sempre succede all’estero), uova (sì, meritano qui tutto un capitolo a parte) e poi naturalmente pescado y mariscos (universalmente presenti in tutta la cucina spagnola, anche, con le debite proporzioni, nel centro della Meseta…), carni (bianche e rosse) e, dulcis in fundo, postres (dolci).
Non aspettatevi voli pindarici, ma qualche buona idea sì, soprattutto se non conoscete bene la cucina spagnola può essere interessante sfogliare qualche numero per farsi un’idea dal vero di quello che è il gusto medio. Le fotografie sono di vecchia scuola, piuttosto statiche, molto da vicino, a volte addirittura incombenti.
La regina di questa tipologia è Lecturas, Cocina. Esce 4 volte l’anno (inverno, primavera, estate e autunno), con alcune uscite speciali per Natale, ad esempio, o per tematiche. Costa 3,50 euro e la trovate ovunque.

Le modaiole
Essendo la cucina un settore trainante, sono fiorite negli ultimissimi anni alcune riviste con un taglio giovanile, femminile e piuttosto contemporaneo che guardano a quel che succede a tavola. Si tratta in generale di spin off di riviste di moda, internazionali come nel caso di Elle, o anche specificamente spagnole come nel caso di Telva.

Telva, cocina & foodies, n°1

Telva, cocina & foodies, n°1

Dentro ci sono sì ricette, ma soprattutto c’è il termometro delle tendenze in corso: recensioni di locali, interviste più o meno veritiere di celebrities ai fornelli, sguardi indiscreti nei frigoriferi degli chef di grido, “desaynos con swing”, “gastrodecoradores” e “ingredientes que estan de moda”.
Lo stile è “disordinato” e composito, le foto ambientate e mescolate spesso con servizi di moda.

Elle gourmet, n°2

Elle gourmet, n°2

Sono riviste molto più utili per scovare indirizzi e capire ciò che succede che non per le ricette. Elle gourmet è l’esempio più fulgido di questa tendenza, essendo passata dalla vendita come supplemento allegato alla rivista a rivista autonoma: costa 3 euro, esce 3 volte l’anno e la trovate ovunque.

Le riviste straniere

Come in Italia e forse più che in Italia, troverete a Barcellona un’ampia selezione di riviste di cucina in lingue altre. Non solo le celebri francesi (Saveurs, in primis, ma anche Elle à Table, Zeste, ecc) e le anglosassoni (Gourmet, Food, Saveur, Bon Apetit e poi Donna Hay, Martha Stewart, Jamie, ecc.) ma anche la nostra Cucina Italiana e riviste tedesche, olandesi eccetera che riflettono la variegata fauna di expa che popola la città e che evidentemente ci tiene a continuare a leggere e a cucinare nella propria lingua.

Le riviste diversamente specialistiche

Sembra che oramai dire semplicemente cucina non basti, ecco dunque che anche qui si registra una iperspecializzazione del settore. Ci sono riviste solo di postres, vegetariane e vegane, di cucina con termomix (che sarebbe il nostro Bimby) e anche una gloriosa rivista di cucina catalana, Cuina, che costituisce un unicum, a quanto mi risulti, poiché non esistono riviste di cucina in gallego o in basco.

Pagine interne di Cuina, menjar, beure, viure, n° 156

Pagine interne di Cuina, menjar, beure, viure, n° 156

Cuina è una rivista mensile, piuttosto ben fatta che propone ovviamente cucina di territorio ma con tentativi di attualizzazione. È molto attenta alle produzioni locali e si sforza più di altre di ancorarsi alla stagionalità; la fotografia ha esiti diseguali, ma nel complesso tenta di non essere ovvia. Ci sono recensioni di ristoranti ma anche di mercati e un’agenda attenta alle fiere gastronomiche di Catalunya. Costa 4 euro e si trova in qualunque edicola catalana.

Le riviste alternative e per maschi
C’è un modo diverso di parlare di cucina? Sembra di sì, al punto che questa scia alternativa ha cominciato a costituirsi in un settore a sé stante, ormai paradossalmente ben riconoscibile. È la tribù che frequenta gli appuntamenti di street food, che è foodie ma con una nota marcatamente hipster ed ha naturalmente le sue riviste.

Alcune sono straniere, alcune così piccole che si fa fatica a coglierle, ma tra quelle che si sono ritagliate uno spazio concreto di esistenza e visibilità c’è Tapas. Formato anomalo, copertine molto studiate, grafica raffinata e molto testo. Si parla di cibo, mescolandolo all’arte, ma non è certamente una rivista classica né contate su di lei per segnarvi le ricette. Costa 4 euro e la si trova con relativa facilità nelle edicole più fornite.

Tapas, N°1

Tapas, N°1

E l’altra metà del cielo? In questo caso quella maschile? Ha di che leggere in cucina? Ebbene sì, esiste dal 2015 Beef, una rivista “para hombres con gusto”. Trionfano, lo dice il nome stesso, le carni (!) accompagnate da superalcolici e una cucina di eccezioni: prodotti rari, cotture alternative… robe per veri uomini, che stanno in cucina tre volte l’anno. Scherzi a parte, la rivista, anche se con accenti un po’ prevedibili, ha una forte attenzione ai prodotti, una fotografia e una grafica curate (e un tantino aggressive) e schede ricette molto ben fatte. Non costa poco, 7,95 euro, ed esce ogni trimestre.

Beef! para hombres con gusto, N° 1

Beef! para hombres con gusto, N° 1

Buone letture!

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Maria Teresa Di Marco

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