#LoveVinitaly2018: alcuni dei migliori assaggi da ricordare

Un Vinitaly 2018 da ricordare! Tutti innamorati pazzi (o quasi) di questa 52° edizione.

Presenze in linea con l’anno scorso (circa 128mila spettatori) ma con 32.000 buyer esteri accreditati (+6%), che consolida un po’ più il ruolo B2B di Vinitaly a livello internazionale, spostando in alto soprattutto l’asticella della qualità, con una crescita di tutto rispetto delle aziende espositrici, ben 4.380 quest’anno.

Raccolti molti giudizi positivi tra i produttori, che in alcuni casi, dopo anni hanno firmati dei nuovi contratti proprio durante le 4 giornate veronesi con importatori cinesi e americani. Inoltre, anche la stampa è stata molto parca per quanto riguarda le critiche all’organizzazione. Come al solito l’unico imbarazzo è stato scegliere tra oltre 15.000 etichette a disposizione.

Eccone quindi alcuni dei calici per cui è valsa la pena aver visitato il Vinitaly.

Il Top dell’Alto Adige con i vini delle cantine cooperative, in grado ogni anno di stupire sempre di più sia per la qualità superiore di tutte le loro etichette sia per alcune perle che si stagliano ai vertici del panorama internazionale.

Si parte dal vino rarità di Kellerei Terlan, azienda capace di creare vini che, anche dopo molti anni, spiccano per freschezza e grande complessità. Vini longevi con un grande potenziale di invecchiamento, se si pensa che nel “forziere” della cantina sono ancora conservate 18 botti di acciaio contenenti diverse varietà di vini bianchi, alcuni dei quali risalenti addirittura al 1979.

Il Pinot Bianco Rarità 2005 ha trascorso un anno in botte di legno per proseguire la maturazione sui lieviti fini per 10 anni in acciaio, sostando ancora un anno in bottiglia prima del debutto. Al naso una fresca eleganze, in bocca è morbido e cremoso, l’acidità, struttura ed evidente vena sapida lo preserveranno ancora molto a lungo: 3.300 le bottiglie prodotte.

Per i “suoi primi 40 anni” di attività, Hans Terzer, winemaker che dal 1977 guida la Cantina San Michele-Appiano, ha fatto a tutti gli appassionati un gran bel regalo: aprire le porte dell’esclusiva cella situata nel cuore della sua cantina e presentare la sua personalissima “The Wine Collection”. Limitatissime produzioni in purezza oltre ad eccezionali annate storiche Sanct Valentin, che Hans ha personalmente selezionato negli anni.

È il Sauvignon TWC 2015 a dare il via alla serie speciale di sole 3.000 bottiglie. Dopo anni un metodo diverso, 3 giorni di skin contact, pressatura soffice, 12 mesi in tonneau, poi altri 12 mesi in acciaio a cui ha fatto seguito un periodo di affinamento in bottiglia. Uva spina e fiori dolci (ginestra, acacia) al naso, pian piano è la freschezza dell’agrume che si impone, lasciando poi spazio a sensazioni speziate, mentolate e balsamiche. In bocca è minerale e sapido, il palato si fa avvolgere dolcemente dalla ricchezza del frutto e dalla sua componente alcolica.

Willi Stürz, direttore tecnico di Cantina Tramin, ha voluto realizzare, non da meno, un vino che esplorasse il potenziale di longevità del Gewürztraminer. Per farlo è tornato indietro di almeno due secoli, quando in Südtirol era proposto “abboccato” e con un generoso residuo zuccherino. Inoltre, appurato che il vino si conserva meglio in alta quota, non disponendo in cantina di uno spazio adeguato, lo ha stoccato nella miniera di Monteneve in Val Ridanna, ad oltre 2000 metri.

Nasce così Epokale 2009, 8 mesi sui lieviti prima di essere imbottigliato e portato (agosto 2010) in miniera al buio per 7 anni, a 4 km dall’imbocco della galleria e ad una profondità di 450 metri sotto la montagna a temperatura e umidità costanti tutto l’anno. Al naso è complesso, troviamo il floreale e fruttato tipico del vitigno, accompagnati da note speziate e sentori minerali. Al palato è potente, il residuo zuccherino è ben percepibile ma bilanciato da un’ottima freschezza.

A questi tre tenori ha risposto Kellerei Kaltern con i 5 sensi: 5 vini da 5 vitigni tipici, come 5 le cantine sociali che hanno dato vita alla Cantina, a rappresentare l’eccellenza, l’identità, l’essenza, o meglio la Quintessenz, di Caldaro.

Pinot Bianco 2016, fermentazione spontanea in tonneau e in botte grande, matura in legno per 10 mesi sulle fecce fini. Finemente sapido. Il Sauvignon 2016, stessa vinificazione, vive di eleganza e mineralità. Il Kalterersee Classico Superiore 2017 macera per 10 giorni, matura sulle fecce fini per 6 mesi in cemento e botte grande. Una bella espressione di Schiava gentile, croccante, dai tannini morbidi, molto sapida e dal finale lungo e fruttato. Il Cabernet Sauvignon Riserva 2015 è elevato in barrique per 18 mesi, dal frutto maturo ma non troppo, tannino possente e dolce non predominante, legno ben integrato con le sue suadenti note di tabacco e liquirizia che allungano il finale: un eccezionale Cabernet di Montagna. Passito 2014, Moscato Giallo in purezza vendemmiato tardivamente e appassito in fruttaio per 5 mesi, affina in tonneau per 24 mesi. Una vibrante freschezza che rende la beva ancora più agile, dimenticandosi di esser passito!

Un Asolo da collezione in un “Vigneto Ritrovato”, progetto di Montelvini per recuperare un piccolo cru vitato nel centro storico della città. L’Asolo Prosecco Superiore DOCG Millesimato 2017 Extra Brut Serenitatis è unico nel suo genere poiché solo Asolo Montello può rivendicare la tipologia Extra Brut tra i prosecchi. Al naso, dopo un’iniziale sfumatura floreale, diventa ampio e fruttato, per chiudere su una delicata nota minerale. Al palato è cremoso, grasso, dotato di una buona struttura e di una piacevole freschezza acida.

Sull’altra sponda del Prosecco a brindare per i 25 anni di Col Vetoraz con il Valdobbiadene Cartizze Dry 2017 abbinato al “Caviale in green cocktail di erbe spontanee” dello chef Enzo De Prà (stella Michelin al Dolada) e festeggiare gli chef Isabella Potì e Floriano Pellegrino del BROS di Lecce, i primi a ritirare il riconoscimento di Col Vetoraz a chi si è distinto nel proprio settore professionale, una magnum di Cartizze in edizione limitata e vestita di brillanti Swarowski.

Oltrepò in fermento con #lamossaperfetta, la Bonarda frizzante di 16 produttori appartenenti al Distretto del Vino di Qualità che dal 2015 promuovono un grande classico dell’enologia lombarda nella sua forma più autentica. Croatina in purezza dal disciplinare molto più restrittivo in termini di rese e di contenuto di anidride solforosa, con l’importante novità che le uve provengano dai propri vigneti, vinificate nelle proprie cantine e commercializzate da ogni singola azienda. Imbottigliata solo nella Marasca, bottiglia ideata per il progetto e riportante il marchio del Distretto, col nome allude al tipico descrittore olfattivo della Bonarda. Spiccano quelle di Quaquarini (La Riva di Sass 2017), di Manuelina (Ăchillius 2016) e di Calatroni (Vigiö 2017).

Smodata passione per Lambrusco e Metodo Classico, con l’aggiunta di un’attenta ricerca e si arriva da Cantina della Volta per le ultime creazioni di Christian Bellei. CDV Brutrosso 2016, un metodo classico da Lambrusco di Sorbara in purezza da bere tutti i giorni, nato con l’idea di introdurre uno spumante “facile”, immediato e di bella persistenza. Solo 9 mesi sui lieviti prima del dégorgement. Rosso rubino brillante, al naso note di fragoline, lamponi e sentori di agrumi. Al palato è ricco, si masticano i frutti rossi. Molto equilibrato, buona persistenza e chiusura sapida. D.D.R. 2009 è una delle espressioni più estreme di Sorbara in purezza, acronimo di “degorgiatura dosaggio recente”. Nuova idea di Lambrusco unica nel suo genere. Affinamento del vino base di 6 mesi e riposo sui lieviti per 84 mesi, ossia sette anni. Ne scaturisce un vino dall’importante struttura complessiva. Grande intensità olfattiva, l’ingresso in bocca è potente, avvolgente, la freschezza ancora vivida, il sorso dona subito piacevolezza, lunghissima la persistenza.

Nuova sfida in casa Le Morette dei fratelli Zenato: interpretare il metodo classico per dare coerenza espressiva ad un territorio, quello del Lago di Garda, attraverso un’ulteriore declinazione della Turbiana. Brut 2013 è un Blanc de Blanc ottenuto da un’attenta selezione di uve Turbiana (75%) e Chardonnay vinificate separatamente, 36 mesi sui lieviti. La liqueur d’expedition è preparata con vino della stessa annata affinato in botti di rovere per donare complessità e finezza. Al naso sentori freschi e mandorlati e percezioni di crosta di pane. Palato cremoso, persistente e finale balsamico che dona freschezza alla beva. Ottimo l’abbinamento con Trota, le sue Uova, cioccolato bianco e cren, piatto preparato per l’occasione da Leandro Luppi, stella Michelin al Vecchia Malcesine.

Per Andrea Franchetti fare vino è un lavoro artistico, e il suo Tenuta di Trinoro non può essere altro che un’opera d’arte. Marze di Cabernet Franc, Merlot, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot provenienti da vecchie proprietà del Pomerol, piantate su terreni poveri alla St. Emilion (detriti di roccia calcarea e argilla). Oltre 50 microvinificazioni con le uve provenienti dalle migliori vigne che poi assembla, variando ogni anno, per interpretare al meglio l’annata in corso e creare eccellenze e non dei superwines omologati. Il millesimo 2015 (50%, 36%, 10%, 4%, il mix di uve) è potente, ricco, una concentrazione di frutto, grande morbidezza gustativa ed una trama tannica molto accattivante. Mentre il vino 2016 (48% Cab.F / 52% Melrlot) è dotato di una grazia naturale, è femminile, più elegante, più snello e molto molto più lungo.

Quando l’amore per il vino e la passione per la terra incontrano la maremma nasce Monteverro, quando nel 2003 Julia e George Weber decidono che il loro sogno di-vino si sarebbe realizzato su una collina di Capalbio. A Vinitaly i festeggiamenti per i dieci anni dalla prima vendemmia, con una monumentale verticale del Monteverro, il loro vino più importante, classico taglio bordolese (Cabernet Sauvignon dal 35% al 45%, Cabernet Franc 30-35%, Merlot 15-25%, Petit Verdot 5-10%), che in assemblaggio si adegua alla bontà dell’annata.

2008: bel frutto rotondo, con una nota chinata e balsamica che ritroviamo al palato, ancora fresca e viva.
2009: frutta sotto spirito dall’eleganza più sottile, al palato ritornano le note dei fiori appassiti.
2010: tannino potente ed elegante, sentori che vanno verso la prugna, molto più fresco, sapido e verticale dei precedenti. Da comprarne a multipli di sei.
2011: al naso prevale la spezia dolce ed è già evidente una certa alcolicità (15° alc.). Tannino un po’ ruvido. Vino leggermente sbilanciato sulle durezze.
2012: inebrianti note di macchia mediterranea lasciano spazi a sentori vegetali e speziati. Di buona persistenza gustativa.
2013: piccoli frutti rossi e fresche erbe aromatiche (menta, salvia), fa capolino anche un leggero floreale. Le note vegetali sono stuzzicanti. Da tenere ancora un po’ in cantina.
2014: ha maturato un anno in più in cantina prima di essere commercializzato. Il tempo gli ha fatto molto bene. Elegante, suadente, accattivante, molto femminile. Darà soddisfazioni
2015: più che un’anteprima (in uscita tra un anno). Il ritorno del frutto ed una nota minerale interessante, ma non è per nulla facile capirne l’evoluzione.

Per finire qualche assaggio sparso: Trebbiano spoletino nell’elegante ed esotica versione Spoletino 2015 dei Fratelli Pardi; la rivelazione della Schiava del Vescovo del Lago di Caldaro, Bischofsleiten 2017 di Castel Salleg, una spremuta di ciliegie su fondo di erbe aromatiche, tanta freschezza ed un tannino che asciuga; far pace col Brunello di Montalcino grazie al Brunello 2013 in anteprima de Il Marroneto, pura eleganza; tutta un’altra storia il Moscato d’Asti da vigne di 60 anni e più di Ca’D’Gal Vite Vecchia 2014, vendemmiato in leggera surmaturazione e dalle rese estremamente basse, è presentato sul mercato solo dal quinto anno dopo la vendemmia. Naso ampio, un susseguirsi di fiori, frutta, erbe, note mielose ma anche citrine. Al palato per nulla stucchevole, una leggera presenza carbonica e una buona freschezza ne sorreggono la struttura.

Sicuramente anche la prossima edizione del Vinitaly, la numero 53, in programma dal 7 al 10 aprile 2019, sarà foriera di cotante ed interessanti novità

[Photo Credit: Antonio Cimmino; Veronafiere-ENNEVI]

 

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Antonio Cimmino

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