Patan’ e cicci

– Ma come, non hai mai mangiato patan’ e cicci?
– Veramente non so neanche cosa siano Patan’ e cicci.
Questo dialogo avveniva qualche mese fa tra me e mia cugina. Quella che ignorava l’esistenza di Patan’ e cicci ero io.
Il 12,5% del sangue che scorre nelle mie vene è originario di Monte San Giacomo, un paese nel Vallo di Diano incastonato ai piedi del Monte Cervati  in cui il tempo pare essersi fermato, tanto che sembra che qualcuno si sia divertito ad immergere l’intero villaggio in una vasca di formalina: là molte donne vanno ancora a lavare i panni in una fontana pubblica, la Fontana Silvana, e il profumo della legna arsa impregna ogni pietra e ogni angolo.
Lì c’è la casa dove io, mio fratello ed i miei cugini, ormai tutti donne ed uomini di città, giocavamo a scovare anfratti nascosti facendo sonar le quiete stanze dove mia madre ed i miei zii trascorrevano parte delle loro estati e dove mio nonno ed i suoi fratelli sono cresciuti.
Da bambina ho passato molto tempo tra le strette e pendenti strade di San Giacomo: andavo a prendere il gelato al “Chiazzillo”, ammiravo ondeggiare le donne che con elegante naturalezza portavano sul capo le ceste colme di ogni cosa e in piedi su una sedia guardavo rapita fare i fusilli con il ferro. Eppure non avevo mai mangiato Patan’ e cicci, una sorta di purè di patate e fagioli, povero ma energetico, che un tempo era il sostentamento durante le  giornate di lavoro in montagna.
Siccome sono tanti gli affetti che ancora ci legano a Monte San Giacomo e soprattutto non potevo continuare a vivere nell’ignoranza, ho chiesto a Maria di farmi un corso accelerato e di insegnarmi a preparare Patane e cicci come una vera sangiacomese.

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Maria, neanche a dirlo, va ad occhio, e prepara patan’ e cicci in un paiolo sul caminetto.
Affetta cipolla, tanta, ed aglio.
Taglia a pezzi grossi patate di montagna.
Lessa fagioli rossi.
Versa nel paiolo olio abbondante in cui fa consumare le cipolle e l’aglio, poi aggiunge un bel po’ di polvere di peperone dolce, versa subito un po’ d’acqua per evitare che bruci e diventi amara.
Aggiunge le patate e le copre con acqua e le fa cuocere per una mezz’ora circa, le insaporisce con una bella manciata di origano ed una ancor più generosa di sedano e completa con i borlotti lessati, senza mescolare sennò i fagioli vanno sul fondo e si attaccano.
Quando le patate sono cotte aggiusta di sale e comincia a pestare.
Questa è la parte più delicata e faticosa di tutta la preparazione, bisogna creare una sorta di crema consistente e non brodosa con il solo aiuto dell’olio di gomito.
Un tempo si usavano un mestolo di metallo forato tipo schiumarola o un cucchiaio che si battevano sul fondo della pentola, oggi Maria ha avuto in dono dagli Stati Uniti lo schiacciapatate che si usa per le mashed potatoes ed il lavoro si è semplificato.

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Dosi per poter realizzare Patan’ e cicci su un fornello di casa in una pentola dalle dimensioni cittadine:

2 kg di patate di montagna
1 cipolla
2 spicchi d’aglio
400 g di fagioli borlotti
olio
1 cucchiaio di polvere di peperone dolce
2 gambi di sedano
1 cucchiaio di origano
sale

La sera prima mettere a bagno i fagioli e poi lessarli.
Sbucciare le patate e tagliarle a pezzi grossi, affettare la cipolla e tritare l’aglio.
In un tegame versare generosamente dell’olio e far consumare le cipolle e l’aglio, aggiungere la polvere di peperone e poi un bicchiere d’acqua affinchè non bruci.
Aggiungere le patate e ricoprirle con acqua. Dopo una mezz’ora completare con sedano e origano e poi con i fagioli.
Quando le patate saranno cotte, salare e fuori dal fuoco cominciare a pestare con uno schiacciapatate fino ad ottenere una crema bella densa.

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Lydia Capasso

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