Tartines e pistolets

Tartines, pistolets e le altre specialità del “pasto freddo”

“Tu mangi caldo a pranzo o a cena?” è una domanda che mi sono sentita porre spesso. Se non fosse che tendenzialmente mangio “caldo” due volte al giorno, qui a Bruxelles non potrei sottrarmi a tartines e pistolets.Sono nata e cresciuta a Torino, il mio riferimento in fatto di tramezzini è inevitabilmente Mulassano. Ma non mi è mai passato per la testa di limitare uno dei miei pasti quotidiani – e tendenzialmente sempre lo stesso – ai tramezzini. Il fatto che in Italia tutti i bar preparino insalate e “piattini”, che ci siano pizzerie ad ogni angolo e ogni sorta di altra offerta alimentare per tutte le tasche e i gusti, mi ha abituata alla varietà.

Se fossi nata e cresciuta in Belgio, uno dei due pasti quotidiani sarebbe “freddo”, termine che, se ho intuito bene, indica più un impegno ridotto dietro ai fornelli che la temperatura degli alimenti. Come più del 50% dei Belgi (stime tratte da un sondaggio del 2013 della RTL, Radio Télévison Luxembourgoise) mangerei a pranzo un panino, declinato in una delle sue accezioni più o meno caratteristiche a seconda del tipo di pane:

Paninì con l’accento sulla i – che è singolare anche se le nostre orecchie direbbero il contrario – è una ciabattina (spesso industriale) scaldata sulla griglia, il paninì è solo caldo; Sandwich mou è il panino dolce; Baguette, trancio di una trentina di cm del famoso pane francese, nella sua versione bianca o integrale; Tartine, tramezzino con una o due fette di pane scuro, servita nei locali su un piccolo tagliere spesso di ceramica; Pistolet, pagnottina tonda con una spaccatura centrale, croccante eppur morbida.

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Bambini, e spesso adulti, portano rispettivamente a scuola e in ufficio la loro boite à tartines, e magari anche un frutto, accuratamente protetto da una scatola in plastica rigida: ne esitono di forma specifica per molti frutti, mela, pera, banana, kiwi – con cucchiaino di plastica incorporato, giuro, ne possediamo ben 2.

Gli adulti più pigri o meno organizzati – o meno attenti al loro budget – sciamano in pausa pranzo e si dirigono nei numerosi sandwich bar aperti nei quartieri degli uffici solo per colazione e pranzo: davanti al bancone frigo scelgono pane e farcitura e ricevono il loro pranzo avvolto in carta oleata, chiuso con un elastico che ferma il tovagliolo. Lo stesso servizio – e spesso una qualità degli ingredienti migliore – viene offerto da molte panetterie e anche dai macellai.

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Nei giorni di sole decine di funzionari in tenuta formale si siedono nei parchi, spesso si liberano delle scarpe e mangiano il loro panino approfittando del tepore, prima di rientrare nei loro uffici dove, per inciso, è frequente che, per presunte questioni di sicurezza, non si possano aprire le finestre.

Pistolets e tartines sono abbastanza caratteristici e tradizionali da meritare la ribalta: ci sono locali che limitano la loro offerta alimentare ad una sola di queste specialità, proponendo questi pani come accompagnamento di prodotti di nicchia e 100% belgi. E’ il caso di Pistolet Original, cha alla cura dell’offerta alimentare aggiunge il design, in fondo un’altra delle specialità belghe: Pistolet Original è stato inserito tra i vincitori del concorso “Brussels design commerce – awards 2014”.

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Il mio pane preferito per le tartines si trova da La cremerie de la Vache, salone da tè arredato da vecchia latteria dove si possono consumare les tartines e il pane è anche in vendita.

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Anche tra le farce spiccano alcune specialità: formaggio bianco, ravanelli e erba cipollina; pollo, senape e cetriolini sott’aceto; paté e cetriolini – e sì, è una passione diffusa quella per i cetriolini; insalata di gamberetti grigi, tipici del mare del nord, in salsa cocktail; boudin (salsiccia bianca) e cipolle; polpettone e indivia belga; américain, carne cruda condita con scalogno, capperi, senape, salsa Worcester e prezzemolo; martino, américain cui si aggiungono ketchup, tabasco, peperoncino e gli immancabili cetriolini. Quest’ultima specialità deve il suo nome a Theo Maertens, amico dell’inventore, Albert De Hert, entrambi calciatori di un’altra epoca, quando era necessario arrotondare i compensi delle competizioni sportive facendo panini. Nel 1953 Albert De Hert si inventa questa farcia e la battezza italianizzando il cognome dell’amico, secondo la moda del momento.

La scelta di consumare il pasto freddo a pranzo o a cena ha conseguenze organizzative ed economiche che credo non vi saranno sfuggite: se tutti i membri della famiglia mangiano “caldo” in mensa a pranzo, a sera si mettono a tavola fette di pane e affettati – se è inverno anche un passato di verdure – e il gioco è fatto. Anche il senso pratico è una specialità dei Belgi!

 

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Claudia Mondino

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