Una Puglia da Bere fino all’ultimo sorso - GIEMME - Gastronomia Mediterranea

Una Puglia da Bere fino all’ultimo sorso

Ideata e organizzata da Vinoway Italia in collaborazione con l’AIS Puglia, La Puglia da Bere si è rivelata non solo un evento di promozione delle eccellenze enogastronomiche pugliesi ma un vero e proprio viaggio alla scoperta dei suoi migliori vini rossi, da cui sono emerse le molteplici sfaccettature di una regione e la sua innata capacità di sorprendere sia con prodotti rinomati sia con quelli meno noti.

L’iniziativa si è tenuta in concomitanza con la Borsa Internazionale del Turismo, BIT, la manifestazione promossa da Fiera Milano che favorisce l’incontro tra gli operatori turistici di tutto il mondo e gli appassionati di viaggi, decision maker, esperti del settore e buyer. Un’edizione vivacissima che ha visto la presenza di 46 mila visitatori, con oltre 2.500 esponenti accreditati dei media italiani e internazionali, ma soprattutto 1.500 top buyer italiani ed esteri provenienti da circa 80 paesi, con delegazioni particolarmente numerose da Centro e Sudamerica, Medio Oriente, Europa dell’Est, India, Russia e USA.

In quest’edizione (come se ce ne fosse bisogno!) si è rimarcato ancora di più il concetto di come il Food & Wine sia un elemento trainante dell’industria del turismo, una risorsa economica di primaria importanza, una cartina di tornasole delle tendenze emergenti più interessanti non solo in termini di viaggi, ma anche di stili di vita.

Conclusione a cui è giunta anche la ricerca Il turismo enogastronomico, driver della promozione del territorio a livello nazionale e locale, promossa dalla stessa Fiera Milano e dall’Osservatorio di Bit e condotta in collaborazione con MET, il Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi di Milano.

Il 75% dei viaggiatori, secondo questa ricerca, sceglie come meta di vacanza una destinazione rinomata per il cibo (fonte: Booking.com, 2016) e l’impatto economico del settore è rilevante. Il food & beverage rappresenta circa il 25% delle spese di ogni turista e può salire fino al 35% (fonte: World Food Travel Association, 2017), cui si aggiunge l’indotto.

In uno scenario in cui è ormai noto e scontato il forte legame tra enogastronomia e web (d’altronde si sa che a scelta di “cosa” e “come” mangiare nasce spesso dal confronto con una community), riscopriamo anche una Puglia molto social. Il suo profilo instagram istituzionale è secondo, per numero di follower, alla sola Toscana, con oltre il 40% dei post di carattere enogastronomico e con 18 (su 25) tra i post più popolari (maggior numero di like/visualizzazioni).

A differenza dell’account pugliese, che rappresenta un trionfo del cibo, quello toscano punta quasi ed esclusivamente sulla promozione del prodotto vitivinicolo, tanto a livello di calice, quanto di paesaggio (con distese di vigneti).

Sarà forse questo che ha ispirato gli organizzatori della serata, Davide Gangi, presidente di Vinoway Italia e editor del magazine on line Vinoway.com, e la giornalista Jenny Viant Gomez di Vinoway, nel mostrare principalmente le bellezze paesaggistiche, vigne comprese, da ammirare nelle immediate vicinanze delle 11 cantine protagoniste della serata.

A supportare Davide e Jenny nella degustazione guidata il miglior sommelier di Puglia 2017, Antonio Riontino, alla sua prima uscita ufficiale fuori dal Tavoliere.

Ma lasciamo spazio a queste 11 etichette di vini rossi autoctoni, in un percorso che nasce in Salento alla scoperta del Negroamaro, da solo prima e poi accompagnato dal Primitivo o dalla Malvasia, si sposta nel brindisino alla riscoperta del suo vitigno più tipico, il Susumaniello, e percorre la Daunia alla ricerca dell’oro nero di Puglia, il Nero di Troia, scoprendo infine le differenze tra il Primitivo di Gioia del Colle e quello di Manduria. Compagni fedeli di questo viaggio anche prodotti tipici della gastronomia pugliese offerti dal Consorzio di Tutela della Burrata di Andria, Donna Oleria Forneria Chiriasi, Salumificio Mocavero e Salumificio Moreno.

Cantele Vini – Negroamaro Teresa Manara 2014

Quattro cugini e il Negroamaro dedicato alla nonna e alla storia della loro famiglia. Una storia di immigrazione al contrario. Nel primo dopoguerra le campagne si svuotavano per riempire le città industriali del Nord. In questo contesto c’è anche chi, accompagnando il marito durante un viaggio alla ricerca di quel vino sfuso da portare via per tagliare i vini altrove, si innamora di questa terra al primo sguardo, tanto da rimanerne abbagliata, affascinata da una sorta di richiamo irresistibile. E così che Teresa Manara e Giovanni Battista Cantele decidono di trasferirsi da Imola ponendo le basi per la nascita della Cantina Cantele. Un’azienda, oggi, tra le più innovative in materia di marketing e comunicazione, quella che sta segnando (insieme ad altre) il nuovo stile del Negroamaro. Quest’annata si caratterizza per un naso importante, complesso, fresco con note quasi iodate. Una pulizia olfattiva notevole. Al palato si lascia bere, la trama tannica è fine, piacevole, dal grande equilibrio, una morbidezza che seduce ma che non fa mancare la sua spinta alcolica.

Feudi di Guagnano – Rosso IGT Le Camarde 2015

Azienda nata solo 10 anni fa da cinque giovani imprenditori che hanno in comune un progetto semplice: salvare vecchi vigneti di Negroamaro, per lo più ad alberello, abbandonati da vignaioli ormai anziani e non più in grado di coltivarli. Blend di 80% Negroamaro e il restante Primitivo, da alberelli di circa mezzo secolo, matura 3 mesi in barrique di rovere francese. Un vino veramente smart, una freschezza che allunga il sorso e chiude su erbe balsamiche e macchia mediterranea che chiamano un altro sorso. La nota pepata del Primitivo fa capolino insieme a delle sensazioni saline, sapide. Grande compostezza ed equilibrio per questi due principi di Puglia.

Leone de Castris – Salice Salentino Riserva 2014 Per Lui

La storia della vitivinicoltura in Salento dal 1665. Per Lui è la linea che Piernicola De Castris ha dedicato a suo padre Salvatore, autentico pioniere della viticoltura salentina. Quattro vini per quattro vitigni autoctoni: Negroamaro, Primitivo, Susumaniello e Ottavianello,  che rappresentano il massimo livello qualitativo dell’azienda ma anche la tipicità del territorio. I primi due vitigni sono quelli che hanno fatto la storia del vino salentino, mentre gli altri due sono antichi vitigni della Puglia che Piernicola, consapevole delle grandi potenzialità, ha deciso di valorizzare e riscoprire. Quello degustato era un assemblaggio di Negroamaro (85%) e Malvasia Nera. Al naso spiccano le note balsamiche che virano subito su sensazioni di china e rabarbaro. Il suo tannino è nobile, non lo senti arrivare ma piano piano ti avvolge il palato, lo asciuga. La surmaturazione in pianta (la raccolta avviene nella prima decade di ottobre) dona rotondità e morbidezza. Eleganza e potenza si fondono insieme.

Tenute Rubino – Oltremè 2015

Il Susumaniello si presta perfettamente ad essere coltivato su terreni sabbiosi. Chiamato così poiché produttivo tanto da “caricarsi come un somarello”, è ricco di antociani e polifenoli. In passato era utilizzato per “colorare” il Negroamaro, ma poi alcuni produttori del brindisino hanno iniziato a credere che se vinificato in purezza poteva esprimersi al meglio. I primi ad intuirlo furono proprio Tenute Rubino. Un vino che gioca molto con le note fruttate primarie, che sa proprio di uva, con una vena speziata che dona vivacità, suadenza. Il suo tannino è delicato e ti inebria con le sue note di mare. Un vino per nulla irruento, non invadente, che offre grande versatilità nell’abbinamento gastronomico, testimoniata dal fatto che in azienda lo utilizzano per produrre un rosato, uno spumante metodo Martinotti ma anche uno Metodo Classico.

Vigna Flora – Susumaniello “Tre Tomoli Rosso – Grappoli eletti” 2015

Vino più unico che raro, mille le bottiglie prodotte da questa piccolissima azienda creata nel 2011 da Flora Saponara, che eredita dal nonno Giusto tre tomoli di terra da coltivare, corrispondente a circa 2 ettari. Flora decide di impiantare Susumaniello, iniziando a produrre un apprezzatissimo rosato. Dall’annata 2015 gli affianca questa selezione di grappoli, i migliori, quelli eletti e vinificati in rosso. Il suo enologo è Filippo Cassano di Polvanera. Anche questo Susumaniello è una spremuta di succo d’uva, con le sue vivide note di ciliegia e lamponi, la sapidità è lunga con un sorso che ritorna sui profumi freschi e dolci degli agrumi di Sicilia alquanto maturi.

Cantine Spelonga – Nero di Troia 2016

In questo vino tutta la passione della giovanissima Marilina Nappi, che insieme alla mamma Franca porta avanti l’azienda di famiglia creata dai genitori nel 2001 a Stornara (FG). Vinificazione in acciaio per questo Nero di Troia che cresce su cruste (lastre) di gesso molto friabili che donano al vino finezza e mineralità. Al naso nette le note di amarena accompagnata da sensazioni vegetali. Dotato di una fitta trama tannica, il gusto è morbido e nel complesso risulta molto equilibrato.

Borgo Turrito – Nero di Troia Troquè 2015

Ottenuto da una selezione delle migliori uve dell’azienda a Borgo Incoronata, a pochi chilometri da Foggia, nel cuore del Parco Regionale Bosco Incoronata, in un’area protetta di oltre 1000 ettari, le uve sono vinificate con lunga macerazione, cui segue un passaggio in barrique e un ulteriore affinamento in bottiglia. Un vino che racconta la storia di Luca Scapola, 33 anni, enologo che conduce già dal 2006 l’azienda di famiglia. Un vino che al naso si apre su note di frutti rossi, ma subito fanno capolino sentori vegetali molto piacevoli ed una nuance di rosmarino che vivacizza il tutto. L’ingresso in bocca è netto, il palato è pulito, sapido, minerale, il tannino, avvolgente e potente, è ben presente ma non dà quella sensazione di astringenza. Lunga persistenza e chiusura che ritorna su note iodate e buccia d’arancia. Un vino immediato, moderno, aggraziato, rotondo, morbido, senza alcun ruvidità, di un’eleganza estrema.

Cantine Imperatore – Gioia del Colle Primitivo Vincenzo Latorre Riserva 2011

Un egregio rappresentante del Primitivo di Gioia del Colle, quello che cresce su terreni rocciosi, argillosi, su vecchi alberelli di quasi 70 anni. Un vino che non ha e non vuole avere quella tipica potenza alcolica del Primitivo di Manduria, ma che vuole farsi riconoscere per l’ingresso olfattivo fruttato accompagnato da una scia balsamica, per il suo corpo non ciccione ma di sostanza, per un gusto leggermente tannico, ma soprattutto per la sua freschezza.

Vespa Vignaioli per Passione – Primitivo di Manduria Raccontami 2014

Primo progetto di Riccardo Cotarella per la nuova avventura dei Vespa nel mondo del vino. Primitivo allevato a cordone speronato nell’area della DOC di Manduria. Macerazione sulle bucce per 15 giorni con numerose follature e salasso (circa il 20%) per concentrarlo ancora di più. Fermentazione e maturazione in barrique per almeno 12 mesi. L’impatto visivo è imponente, un rubino scuro che subito rivela il forte carattere di questo vino. Le note speziate, di frutta rossa sciroppata e frutti neri maturi sono alleggerite, fortunatamente, da una buona freschezza. Al palato si preannuncia un vino ricco, concentrato, morbido e vellutato. Un vino più da meditazione che gastronomico.

Agricola Felline – Primitivo di Manduria Cuvée anniversario 2010

Felline e Primitivo, un connubio che ha fatto da apripista e un po’ la storia del primitivo moderno, anche grazie al lavoro con l’Accademia dei Racemi per la valorizzazione degli autoctoni pugliesi, fino a dimostrare che il tanto osannato Zinfandel non è un autoctono made in USA ma solo una variante del Primitivo di Sinfarosa, una contrada dell’agro di Manduria.
La Cuvée Anniversario è uscita sul mercato nel 2016, a ricordo dei vent’anni del primo Felline. È un Primitivo come si faceva una volta, senza il controllo delle temperature, lasciato sulle bucce e dimenticato in vecchi capannoni. Si discosta dalle classiche produzioni, è atipico, nuovo, intelligente, una Cuvée unica, non replicabile, non omologabile. Color rosso granato scarico, al naso eleganza sopraffina che ritroviamo in un corpo importante e raffinato, il tannino fine, avvolgente, aggraziato, equilibrato. Certamente non identitario o tipico ma sicuramente un vino che si può ottenere solo se c’è sapienza nel vinificare. Un vero capolavoro!

Morella Vini – Primitivo di Manduria Old Vines 2014

La saggezza di un Superprimitivo da vecchi viti ad alberello di quasi 90 anni, impiantate su terra rossa, dove potenza, eleganza e compostezza si fondono e si confondono. Vendemmia manuale, fermentazione in piccoli tini con follature manuali, per la pressatura si utilizza un tradizionale torchio manuale. Matura in barriques di rovere di Allier per 14 mesi e affina in bottiglia per almeno 18 mesi. Al naso profumi di frutta matura virano poi su note balsamiche e erbe aromatiche, che poi lasciano spazio a sentori di cioccolato e caffè. L’entrata in bocca è diretta, potente, il tannino è setoso. Dalla lunga persistenza, il finale minerale ritorna su quelle note fresche e succose di arancia sanguinella.

Vini che ci tengono legati al territorio, al suo calore e ai suoi colori, una Puglia che non ti lascia andar via ma ti abbraccia e ti coccola. Una Puglia di-vin con una marcia in più!

[Photo Credits: Antonio Cimmino; Vinoway; AIS Puglia]

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Antonio Cimmino

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