Fiabe di cibo

C’era una volta la fiaba dirà… e un’altra storia di cibo comincerà.
Per anni hanno nutrito la nostra infanzia, poi ce le siamo ritrovate in bocca per intrattenere i nostri figli, accompagnare notti difficili o bocconi lenti, perché le fiabe hanno poteri magici e continuiamo (per fortuna!) a crederci.
Ma dentro le storie c’è da sempre tanto e tanto mangiare: un poco probabilmente perché niente come la tavola imbandita o spoglia ha saputo rendere nitidamente l’immagine e il senso della povertà e della ricchezza, della felicità e della tristezza, della vita e della morte. Un poco perché il cibo è, almeno in parte, immaginazione e sogno, sospeso com’è tra anticipazione e ricordo. Mangiamo con gli occhi, ci nutriamo di aspettative e celebriamo la nostra gioia più autentica con la golosità infantile che ha fatto immaginare agli adulti fratelli Grimm una casetta fatta di biscotto e canditi, miraggio dolcissimo e pieno di insidie per due bambini abbandonati nel bosco con un tozzo di pane. Ed è proprio intorno alla miseria rappresentata da questo tozzo di pane, o a volte nemmeno da quello (come nella celebre e surreale storia della minestra di sassi) che spesso si costruisce il racconto, catena di avvenimenti e di emozioni che conducono dalla fame all’abbondanza, o a volte semplicemente permettono un’incursione su una tavola diversamente apparecchiata.

Fiabe - Carrozza Zucca2

Ma non si tratta solamente di simboli, è proprio il cibo ad essere fatato. Mele, fagioli o zucche, gli alimenti hanno il potere di trasformarsi e non a caso sono i più comuni, quelli familiari anche nelle mense più frugali, a compiere i prodigi più inaspettati, o anche i malefici più perfidi.

C’è da credere che non sia una scelta casuale, dettata semplicemente dal fatto di trovarseli sotto la vista ogni giorno tra la credenza e la minestra apparecchiata per cena, ma che più probabilmente sia l’osservazione dal vero a suggerire il sogno. Una zucca capace di crescere enormemente a partire da uno stelo tanto esile si trasforma “facilmente” in carrozza, mentre gli umili fagioli nascondono realmente una ricchezza nutritiva che li rende un tesoro. La mela invece conserva la sua fama negativa che le viene dall’etimologia e dalla Genesi, bella e apparentemente familiare si rivela insidiosa, come le mollichine di pane, sacrificate da quell’unico tozzo di pane, da Hänsel e Gretel ma pure dal piccolo Pollicino che non garantiscono la certezza del percorso che riporta a casa.

Fiabe - Hansel-GretelE del resto nelle favole, crudeli per natura e per vocazione, si rappresenta non solo il problema di mangiare e di cosa mangiare, ma anche quello di non venire mangiati. I tre porcellini fuggono il lupo ma finiscono per metterlo in padella, Cappuccetto Rosso ne “abita” la pancia assieme alla nonna, la furba Gretel cuoce un arrosto della strega che voleva a sua volta papparsela assieme al fratello e così via in una fantasiosa e instabile catena alimentare in cui sguazzano pesciolini magici capaci di parlare e fare magie in cambio della vita, o balene così grandi da trasformare le loro pance in condomini abitati.

Credits foto:
Cappuccetto Rosso: www.visionealchemica.com
Cenerentola: www.people.com
Hänsel e Gretel: www.centralparkstory.com

   

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Maria Teresa Di Marco

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