Damasco, il paradiso perduto - GIEMME - Gastronomia Mediterranea

Damasco, il paradiso perduto

Uno scrittore siriano, Rafik Schami, emigrato in Germania fin dal 1971 per contrasti con il regime del suo paese. Marie Feldel, sua sorella, che continua a vivere a Damasco con la sua famiglia. A congiungerli, un telefono. E l’amore per la città, ma anche per la sua cucina.

Lui desidera raccontarla, ma è lontano e i ricordi sfumano, si fanno irreali. Sarà lei, allora, a diventare i suoi occhi, a fare di se stessa lo sguardo sulla propria terra che Rafik non può più avere.
E’ da questa distanza, dalla nostalgia, forse dal rimpianto che nasce “La città che profuma di coriandolo e di cannella”, un libro che è itinerario e ricettario, sogno e vita quotidiana.
Attraverso lunghe conversazioni telefoniche tra Rafik e Marie viaggiano racconti, scorci, ricordi, visioni.
Le piazze, le moschee, i suq ma anche gli odori e i sapori. Marie passeggia per la città e descrive, ma non solo: come una Sheherazade itinerante tesse storie intorno ai vicoli, alle strade e ai crocicchi, e ad ogni vicolo corrisponde una ricetta, ad ogni strada un piatto della grande cultura gastronomica damascena e del Medio Oriente.

foto-1Il clima tollerante della città ha consentito a tante culture e religioni di convivere e incrociarsi, facendo della sua cucina un intreccio di tradizioni affascinante. E qui, nel racconto di Marie, le ricette non sono mai anonime, ma sempre legate a quel vicino, a quella parente, a quel conoscente che sa prepararle meglio di chiunque altro: Marie attraversa una strada e ricorda che là, all’angolo, viveva Widad, dalla storia d’amore sventurata, e il suo fattush era favoloso; o si avvicina all’hammam del XVI secolo e le torna alla mente il macellaio Adnan, originario di Aleppo, e dà la ricetta del kebab perché nessuno, a suo dire, né greci né libanesi, né turchi né siriani, sa preparare il kebab meglio di un nativo di Aleppo. O racconta la storia della caffetteria della via Naufara e della tradizione del narratore (hakawati), figura fondamentale delle caffetterie damascene: più è bravo e più attira la clientela nel locale, desiderosa di ascoltare storie ben narrate. E ancora, ci presenta zio Farid, il re delle mezzeh (o mezze o ancora maaza), i banchetti a base di una enorme varietà di antipasti. Zio Farid, capace di prepararne anche cinquanta tipi diversi, per le grandi occasioni.Il kebbeh dello sfortunato vedovo Halim, i falafel del cuoco Salman, le deliziose minestre di Na’ime: per ogni piatto una storia, mentre la città sfila davanti ai nostri occhi e impariamo a conoscerne gli angoli nascosti o i grandi monumenti.Damasco è oggi un sogno proibito, un miraggio. Che ritrovi pace e dignità, che venga restituita al mondo con il suo patrimonio di vita e conoscenza, è ciò che possiamo sperare, mentre la vagheggiamo attraverso le pagine di un libro che sa stimolare la fantasia e la curiosità.A dirne la bellezza, una leggenda racconta come il profeta Maometto si sia rifiutato di entrare in città, perché “L’uomo può andare in Paradiso una volta soltanto”.

Marie Fadel, Rafik Schami – La città che profuma di coriandolo e di cannella – Garzanti

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Giovanna Esposito

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